I Segreti di Valentina
Storia di una donna che è riuscita a realizzarsi attraverso l’erotismo e la sessualità
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martedì, 23 dicembre 2008
Anche se per motivi diversi, mi è sempre molto diffice collegarmi o inserire nuovi post, voglio cogliere l'opportunità del Natale per un affettuoso saluto e un augurio di buon feste.
sussurrato da: SegretiDiCoppia alle ore 18:08 Permalink | commenti (8) | commenti (8)--popup--
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domenica, 14 settembre 2008
Peccato che le vacanze sono finite e domani purtroppo bisogna riprendere a lavorare. Un grande abbraccio a tutti gli amici, Valentina
sussurrato da: SegretiDiCoppia alle ore 20:55 Permalink | commenti (22) | commenti (22)--popup--
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martedì, 29 luglio 2008

All’inizio, il blog è nato come una opportunità per comunicare con Guido. Lentamente, si è però trasformato in un luogo in cui rievocare i ricordi più significativi della mia esistenza o per rivivere il mio più recente passato come in un film che non rispetta la sequenza degli eventi, con frequenti salti disconnessi avanti e indietro nel tempo.

Spesso mi viene chiesto se le mie sono storie di fantasia o esperienze vissute, purtroppo non possiedo l’immaginazione di una vera scrittrice, non saprei da dove iniziare nell’immaginare storie, anche se sembra che sappia scrivere. Lo scrivere affidandosi ai ricordi, non rispecchia esattamente la realtà nei particolari, in quanto il rievocare consapevole addolcisce i ricordi ed attenua il disagio, le ansie e il terrore vissuto nel passato. Tuttavia, credo di aver raggiunto un equilibrio e una consapevolezza che è il risultato di un desiderio alimentato dalla volontà di non essere vittima degli eventi, che il mio essere donna non poteva e non voleva condividere.

Senza alcun dubbio, il rifiuto di quella visione bigotta fortemente condizionata da stupidi e ipocriti  moralismi religiosi che mi sono stati imposti durante la mia adolescenza e quell’esperienza violenta e traumatica subita a circa 17 anni, hanno contribuito moltissimo nel determinare la mia personalità. L’autoritarismo di mia madre, l’accondiscendenza e la quasi totale assenza di una figura paterna, spesso assente per motivi di lavoro e succube del dispotismo di mia madre, la mancata percezione di un affetto e quel continuo bisogno di sentirsi realizzata attraverso l’approvazione di mia madre che purtroppo non arrivava neppure quando i fatti lo dimostravano in modo inconfutabile, stavano compromettendo la mia stabilità emotiva, ma stranamente, le avversità invece di demoralizzarmi, mi davano una speciale carica.

Lentamente iniziai a desiderare inconsapevolmente di essere totalmente diversa da mia madre, con il trascorrere del tempo il mio modello esistenziale si trasformò in ciò che lei non era, anzi desideravo essere il suo opposto in tutto: lei bigotta e religiosa, io atea ed aperta; lei priva di qualsiasi desiderio sessuale (a volte arrivavo a sperare che mio padre avesse un’amante), io libera di esprimere i miei sentimenti attraverso il desiderio, anche se questo senso della libertà spesso appare agli altri essere un atteggiamento disinibito. Non ho mai visto un suo gesto di tenerezza nei confronti di mio padre o di qualsiasi altra persona, mentre io prediligo l’affetto, la tenerezza e il desiderio di esternarla. Ovviamente, questa consapevolezza si è trasformata in evidenza solo negli anni, regalandomi un equilibrio che ha contribuito notevolmente a donarmi serenità e capacità a saper comprendere.

Senza alcun dubbio, subire una violenza a circa 17 anni è un trauma che spesso ti porti dietro per sempre. Per fortuna molto dipende da noi, perché possiamo decidere di restare vittima per l’intera esistenza oppure lottare contro i fantasmi del passato che ci inseguono, al fine di sconfiggere il terrore e l’ansia che generano, per riuscire a riconquistare quella necessaria serenità e fiducia nel prossimo, che alcuni eventi traumatici della nostra esistenza possono aver compromesso.

Ricordo in quel periodo, rimasi per molto tempo rinchiusa nella mia solitudine, controllata a vista da fantasmi. Spesso nei sogni o nei momenti di abbandono vedevo ombre che mi saltavano addosso, cercavo di difendermi con tutte le mie forze, cercavo disperatamente di graffiare quel volto che non riuscivo a vedere, di morsicare mani inesistenti, poi mi abbandonavo senza opporre alcuna resistenza a quella forza bruta. D’improvviso mi rivedevo in fuga, un uomo, due, più uomini che mi rincorrevano, a volte mi svegliavo in preda all’ansia, al terrore; altre volte mi raggiungevano, mi afferravano per i capelli e mi trascinavano in una capanna senza tetto da cui potevo vedere alberi secolari, sentire dei suoni incomprensibili, ombre mostruose che continuamente si trasformavano assumendo forme irreali, percepivo il terrore e l’ansia che crescevano fino ad un livello insopportabile e subito dopo mi ritrovavo seduta al centro del mio lettino, sudata e tremante, ma rassicurata dal realtà che mi faceva capire che era stato solo un macabro incubo.

Quando camminavo per strada spesso mi guardavo alle spalle, avevo quasi sempre la sensazione che qualcuno mi seguisse, sentivo il rumore di passi che gradualmente acceleravano. Inconsapevolmente anch’io acceleravo il mio, ma quando il tutto sembrava precipitare, ecco il ritorno alla realtà. Fu dopo uno di queste occasioni di panico che la mia immaginazione si divertiva a creare, che notai un qualcosa che mi sorprese: l’ansia, il terrore si impossessavano gradualmente della mia mente, aumentavano fino ad livello massimo, per poi annullarsi in un istante, era come se all’improvviso il mio Io riacquistasse il senso della realtà, trascinandomi via da quel mondo malvagio e cattivo, popolato da mostri spaventosi che si rivelavano solo successivamente essere, innocue ombre di ridicoli personaggi.

L’intensa angoscia mi impediva di riconoscere le reazioni esagerate, consentendo al dolore delle mie sensazioni di invadere la mente, ma quando riuscivo a superare le paure e il terrore indotto delle emozioni, riuscivo a capire da dove traevano ninfa vitale le mie paure. Era quasi un presagio indotto dal timore che, il mio essere ragazza acerba, fatta di pelle fresca e desiderabile,  potesse autorizzare gli altri a credere che il mio apparire fosse il risultato del desiderio, anche se nulla del mio modo di essere poteva giustificare una tale convinzione o giudizio. Ormai vivevo il presente, derisa, umiliata, minacciata e ricattata, prigioniera di illusioni ingannevoli, che guidavano i miei pensieri, senza che la mia ragione riuscisse ad intervenire, per impedire a quei dannati mostri di oscurare la mia mente. Spesso nei periodi in cui brillava la ragione, mi chiedevo come potevo diventare consapevole delle mie emozioni senza essere travolta dai fantasmi che la popolavano, al fine di impedire al dolore di ritornare a colpirmi con dirompente intensità.

Cominciavo a capire che portavo dentro, ciò che agli altri potrebbe apparire ovvio, ma non lo era per me in quel periodo, forse perché la mia mente cercava di rimuovere quell’evento doloroso, nel nobile tentativo di proteggermi dal timore del ripetersi di una violenza che poteva rivelarsi più traumatica e terribile di quella già vissuta, ma la paura alimentata dai simboli, dava forma ai mostri, che ritornavano periodicamente a tormentarmi.

Ricordo, non vi era l’intenzione di farlo, tuttavia la mia immaginazione continuava a visualizzare ciò che non desideravo ricordare. Quel continuo ripetersi di sequenze indesiderate contribuivano ad accrescere l’intensità del vissuto, che plasmava senso e forma di quei mostri che ormai si erano impossessati del mio essere, mediante l’uso diabolico dell’inganno. Che strano, cercavo di immaginare un modo per cancellarli dalla mente, mentre alla fine mi ritrovavo in un oscuro labirinto da cui non riuscivo a vedere una possibile via di uscita.

Fu in quel periodo che capii di possedere uno straordinario dono: la determinazione, quella che alimenta il desiderio della sfida, la voglia di lottare per vincere e convincere sulle mie possibilità. Avevo intuito che la mia paura non fosse reale, ma nasceva da simboli che mi riportavano al passato, mi identificavo con quei simboli fino a farli credere reali alla mia mente che, nel tentativo di proteggermi dal pericolo, mi terrorizzava obbligandomi a fuggire, ma la sensazione che gli eventi che immaginavo fossero in procinto di accadere mi bloccava, consentendo all’ansia e al terrore di raggiungere quel livello oltre il quale il tutto spariva e ritornavo alla realtà che mi mostrava con ironia, quanto fosse innocuo quella maledetta sceneggiata. In quei momenti non riuscivo a bloccare il flusso delle sensazioni dolorose, spesso giustificate dalla vergogna e dal senso di colpa, anche se obiettivamente non ero stata responsabile di ciò che era accaduto.

Fallo capire alla stupida mente, che non desideravo combattere per tutta la vita con i sentimenti di ansia, paura, rabbia, colpa, vergogna e tristezza. Mi sentivo impotente, confusa, disperata, depressa e soprattutto di non poter contare su nessuno, rinchiusa ormai nella mia solitudine, guidata solo dal mio desiderio di isolarmi.

Tuttavia, aver riconosciuto di rivivere il passato attraverso i simboli fu determinante, perché intuii che dovevo evitare di identificarmi con quei simboli, riconoscere che quell’evento ormai apparteneva al passato e che il terrore che provavo era prodotto dalla mente e non da situazioni reali di pericolo, per cui era stupido continuare ad accedere alla sofferenza, per consentire a chi aveva violato la mia intimità, di continuare a possedermi attraverso quei ridicoli e buffi fantasmi. Ormai avevo capito che portavo dentro quel ricordo emozionale e che era solo quel ricordo doloroso che attivava le mie stupide difese.

Aver riconosciuto che erano semplici fantasmi, non fu sufficiente a domarli, allora decisi che dovevano diventare miei amici, dovevo riuscire a conquistarmi la loro fiducia per trasformarli da beffardi guardiani della mia sicurezza, in disinteressati compagni di avventura. Non volevo che fossero loro a trovarmi, ma dovevo essere io ad attenderli al varco, per sorprenderli. Ormai sapevo dove trovarli, per cui con il cuore in gola cominciai a frequentare quei luoghi in cui solitamente si nascondevano in quel modo ingenuo come sanno fare solo i bambini. Ricordo le prime volte fui spesso tentata di fuggire, anzi una volta lo feci, ma poi riuscii a trovare la forza per ritornare. Ricordo quando finalmente riuscii ad incontrarli, dominata dall’ansia li salutai: ciao, come state? Spero che tutto vada bene. Come mai da queste parti? Mi stavate aspettando? Grazie per il vostro gentile pensiero, mi fa piacere essere con voi in questo istante, mi sento sicura con voi accanto, ma lo sono anche quando non ci siete. Un fiume di parole, anche senza senso mi facevano compagnia durante quelle solitarie passeggiate in loro compagnia, poi senza che me ne rendessi conto sono scomparsi e non li ho più rivisti, forse perché non gradivano più la mia presenza o la mia ironia, non nascondo che mi erano diventati anche simpatici, ma non ho mai avuto rimpianto per la loro assenza. Certi amici è meglio perderli.

Non è stato facile trovare una forma e un linguaggio adatto a descrivere quel particolare periodo della mia esistenza. Certamente non fu così semplice e ragionato come appare dallo scritto, ma credo che sia abbastanza coerente con i pensieri e le emozioni vissute.

Durante quel periodo fui compresa e aiutata da una mia giovane insegnante, forse senza di lei non sarei riuscita a superare quella terribile esperienza. Solo alcuni anni più tardi, capii che molte delle mie intuizioni di allora, in realtà erano stati suoi discreti suggerimenti. Fu lei a convincermi, con i comportamenti e non con le parole, che se qualcosa ti spaventa e ti rende infelice e vuoi cancellarli dalla mente, devi cercare di non pensarci troppo. Sembra banale dirlo, ma è molto difficile da realizzare. Esiste un modo, mi disse: distrarsi. Occorre concentrare la mente su qualcosa di impegnativo, cercare di fare qualcosa che diverte, ma soprattutto bisogna evitare di parlarne. Fu lei a convincermi a frequentare una palestra di karatè, che contribuì ad accresce la fiducia nella mia possibilità di autodifesa. Non fu difficile non soffermarmi sul problema perché lo conosceva solo lei, ma non ne parlava mai, anzi quando accennavo qualcosa subito cambiava discorso, a volte pensavo che non le importasse, ma quando restavo sola capivo e condividevo. Certamente non è sufficiente, per combattere un pensiero ossessivo, non parlarne, ma se lo si integra con altre azioni sicuramente tutto diventa più facile.

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giovedì, 12 giugno 2008

Continuavo a chiedermi perché mi ritornavano alla mente sotto forma di continui ed improvvisi flash ciò che ormai era solo passato, eventi che credevo aver rimosso per sempre. Non vi era alcuna logica razionale che potesse spingermi a frugare in quel passato, con l’intenzione di alterare la gioia e la serenità del presente. Non poteva essere stato quell'occasionale incontro con quei tre ragazzi e neppure quella semplice e stupida notizia, letta qualche giorno prima su un banale periodico, in cui si affermava che una diffusa fantasia delle donne fosse quella di voler essere violentate, anche se poi difficilmente quella fantasia trovava spazio nella realtà, per potersi realizzare. Forse era un mio limite, una sensazione di inadeguatezza che nasceva dall’immaginazione, nell’intento di condurmi verso un disfacimento psicologico, oppure era una semplice alternativa all’angoscia che ritornava per riportarmi nell’oscura prigionia, rappresentazione di quei terribili giorni che sconvolsero la mia innocenza.
Fra il pensare al passato e il parlare del presente, il tempo trascorse in un altalenare di sensazioni a volte sgradevoli, a volte rassicuranti. Ormai eravamo giunti a destinazione, il tempo di mettere ordine e fu già sera. Guido dovette allontanarsi, mentre io restai a casa seduta su una comoda poltrona a leggere, ma a volte i pensieri ritornano e ti sembra di assistere ad uno spettacolo, sai di essere la protagonista principale anche se non sei sulla scena. Ero seduta nel presente in quella comoda poltrona, mentre ero anche nel passato, in quella strada tranquilla, un percorso fatto tante volte, l’abitudine mi rassicurava anche se quella sera la strada mi appariva più buia del solito, pochi passi e quel fine giornata si trasformò in un incubo. Un’auto si arresta leggermente più avanti, una strana figura mi avvicina, mi getta qualcosa in testa e mi obbliga, minacciandomi con un qualcosa, a salire in auto.
Mi furono subito chiare le loro intenzioni, mentre l’auto si allontanava. Istintivamente cercavo di liberarmi, ma la loro forza era tale da rendere inutile qualsiasi mio tentativo. Terrorizzata e minacciata, con sulla testa ancora quel qualcosa che mi impediva di vedere e capire, fui indotta a più miti consigli, nell’istante in cui cominciarono a picchiarmi.
All’inizio non riuscivo a pensare, ma con il trascorrere del tempo riacquistai l’uso del ragionare, anche se facevo fatica ad ordinare i pensieri. Capii che il mio ribellarmi li eccitava maggiormente, rendendoli più aggressivi, per cui decisi di abbandonarmi ad una passività totale, con lo sguardo smarrito nel vuoto, in oscuro e tombale silenzio di quella buia notte, in cui sentivo solo le loro sconnesse voci e la percezione di essere diventata carne da sesso, priva di anima.
Ricordo ancora quella mano insinuatosi fra le cosce, con il solo scopo di spostarmi gli indumenti più intimi, per poter comodamente accedere alla mia carne, trofeo di una caccia sessuale, preda di criminali individui affamati di contatti umani, incapaci di distinguere il piacere e la gioia della condivisione, con il drogato impulso di una gratuita violenza.
Mi chiedevo se ci fosse stato qualcosa di insolito nel mio modo di camminare, il profumo della mia carne, il corpo in grado di sollecitare un perverso desiderio. Erano pensieri irrazionali, necessari ad occupare la mente per evitare di essere sommersa dal terrore e dal disgusto. Cercavo disperatamente sensazioni in grado di esorcizzare quell’ingombrante realtà, per evitare di impazzire o fare cose che potessero far precipitare ulteriormente gli eventi. Al buio si aggiunse il freddo, brividi creati da aliti di aria fredda, che infilandosi nella gonna, risalivano lungo le cosce, per giungere dove dita crudeli stavano violentando la mia intimità fisica.
Un vuoto incredibile riempiva la mia solitudine che si frantumava solo sotto il suono incomprensibile delle loro parole, delle loro risate, quel rumore che riempiva il tempo dell’attesa e agitava l’ansia nel pensare a ciò che doveva ancora accadere.
Ad un tratto l’auto si fermò e mi obbligarono a scendere, il tetro silenzio e l’erba che accarezzava i miei piedi resi nudi dalla rottura delle calze, mi fecero intuire che eravamo giunti a destinazione e che il peggio stava per accadere.
Uno dei tre si mostrava più agitato degli altri, dal tono sembrava essere il capo, mi copre bene gli occhi per impedirmi di poterli in seguito riconoscere, ma per un attimo riuscii a vedere il suo volto, un volto che non ho più dimenticato, ma per mia fortuna lui non capi. Subito dopo mi diede uno spintone facendomi cadere ed in un attimo li ebbi tutti addosso. Non mi spogliarono completamente, ma sentivo le loro mani sulla mia pelle e dalle parole passarono subito ai fatti.
Con violenza mi allargarono le gambe e con un movimento fulmineo uno di loro mi penetrò, muovendosi come un forsennato, percepivo i loro sguardi sul mio corpo. Tentai di ribellarmi, ma le loro minacce mi bloccarono, uno di loro mi ordino di prenderlo in bocca e di farlo godere altrimenti mi avrebbe sgozzata. Mi afferrò per i capelli e mi obbligò a spingerlo nel profondo della gola, fino a quasi soffocare. Gridava, dai puttana, succhialo fammi godere, altrimenti ti faccio rimpiangere di essere nata.
Per esorcizzare il terrore, cercai inutilmente di presentare alla mente quegli atti come la concretizzazione di un fantasioso desiderio di essere posseduta con impeto, di assaporare la violenza di atti improvvisi. Furono istanti che mi apparvero eterni, poi un improvviso sussulto inondò la mia bocca con un liquido acido e sgradevole.
Una violenza che durò a lungo, a turno mi hanno posseduta con violenza, ormai ero completamente stordita e incapace di percepire qualsiasi sensazione o osare qualsiasi reazione. Ad un tratto mi ritrovai sola. 
Umiliata e spaventata, fui abbandonata su quel prato, incredula per quello che era accaduto. Volevo fuggire, ma il terrore e lo stress mi bloccavano. Non sapevo cosa fare, terrorizzata dalle minacce non volevo sporgere denuncia, temevo nei tempi lunghi l’incomprensione dei miei, avevo paura di perdere il ragazzo con cui filavo e poi il giudizio degli altri. Con un fare meccanico cercai di ricompormi, non era la ragione a guidarmi, ma l’istinto a cui mi ero inconsapevolmente affidata, mi incamminai lungo la strada, il rumore delle auto che sfrecciavano mi lasciavano indifferente, totalmente lontana da quella realtà. In quell’istante non fui colta dal timore che potesse ripetersi la violenza, quando un'auto si fermò. Una voce mi chiese se avevo bisogno di un qualcosa, mi fece salire. Non disse una parola, forse turbato dal mio sguardo che si perdeva nel vuoto. Mi lasciò davanti al portone. Salita in casa i miei dormivano, mi chiusi in bagno, mi calai nella vasca per pulirmi, nell’illusione di poter con l’acqua cancellare tutto ciò che era accaduto, ma inutilmente, perchè alcuni fotogrammi continuamente violentavano la mente.
Il mio corpo, nei giorni che seguirono, presentava ancora gli evidenti segni di quella altrui incontrollata voglia, trasformatosi in desiderio violento, che la vergogna e il timore mi spinsero a mascherare, nell’assurda convinzione di poter essere ulteriormente violentata dai pregiudizi, dalla pietà altrui e dagli sguardi. Portavo dentro di me i segni di quei pensieri ingombranti di un’interminabile notte, che con il trascorrere dei giorni si trasformavano lentamente in oltraggio alla mia dignità, in negazione della libertà di essere donna, in ostacolo al desiderio e alla volontà di rafforzare le relazioni sociali e interpersonali.
Avevo confessato solo al mio ragazzo ciò che era accaduto. All’inizio si dimostrò dolce e comprensivo, ma con il trascorrere dei giorni, quello che era successo cominciò a turbarlo, sembrava non sapere con chi prendersela, ogni insignificante occasione era sufficiente a scatenare forme repressa di aggressività, lentamente diradò i nostri incontri fino a quando mi confesso che non provava più nulla nei miei confronti.
In un istante mi aveva privata della dignità, spogliata di qualsiasi pudore e vestita di sola vergogna, che si alimentava e si rafforzava attraverso quell’ignobile morale di imposizione cattolica dell’onore macchiato, che fa rientrare la donna, nella categoria di possesso da parte dell’uomo, piuttosto che essere considerata persona di uguale dignità sociale e sessuale. Vittima dello stupro diventava così il mio ragazzo, privato in un certo senso della sua virilità, perché in quanto donna mi ero macchiata di una grave colpa, quella di non essere riuscita a salvaguardarmi. Credo che un abbigliamento, anche se succinto, non può giustificare una condotta criminale che sequestra, cannibalizza, violenta e invade innocenti adolescenti, con intimidazioni e brutalità sessuali.
Per diverso tempo portai dentro di me quel vissuto di sofferenza, caratterizzato da problemi di vario genere. Per diversi mesi vissi nel terrore di aver contratto malattie, spesso sentivo le percosse, la violenza ricevuta, il terrore vissuto, l’ansia dell’attesa, il timore di una gravidanza che mi appariva diversa da quella che sognavo. Le mie notte spesso si popolavano di incubi che mi facevano rivivere situazioni analoghe, insonnia e paura di tutto e di tutti.
Tuttavia, con il trascorrere del tempo, riuscii lentamente a modificare le convinzioni errate, che quella brutale esperienza mi aveva indotto. Non volevo credere che si poteva provare piacere nello stuprare, perché era solo crudeltà necessaria per seminare terrore, un omicidio in grado di uccidere l’anima. Non tutti gli uomini sono uguali, avevo bisogno di crederlo per poter uscire da quel tunnel che diversamente mi avrebbe privata della gioia di vivere un’esistenza di affetto, anche se ci sono individui, che dietro una maschera di normalità, nascondono belve incapaci di controllare i loro bassi istinti feroci. Si giustificano affermando che tutte le donne sono puttane e che molte sognano di essere violentate. Per fortuna che, nel corso della mia esistenza ho anche conosciuto moltissimi uomini dotati di notevole sensibilità.

sussurrato da: SegretiDiCoppia alle ore 21:56 Permalink | commenti (19) | commenti (19)--popup--
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domenica, 18 maggio 2008

Le vacanze per noi sono un’opportunità per concederci una pausa. Tuttavia a volte è anche l’occasione per soddisfare la voglia di trasgredire, sollecitati dalla certezza di non poter essere riconosciuti. Quell’estate non avevamo programmato nulla di particolare, doveva essere una tranquilla vacanza da trascorre al mare.
Dopo un primo tratto in autostrada decidemmo di uscire per andare a salutare alcuni amici. Dopo alcune ore trascorse insieme con loro, riprendemmo il nostro viaggio. Prima di rientrare in autostrada, Guido decise di fermarsi per fare rifornimento e bere qualcosa ad un bar.  Una normale sosta, un locale ampio e confortevole con diversi tavoli. Dopo aver preso le bevande ci sedemmo. Alcuni minuti di relax, il tempo di bere la sua bevanda e successivamente Guido si allontanò per recarsi alla toilette, fu allora che notai tre ragazzi seduti di fronte che non facevano nulla per mascherare il loro guardarmi fra le gambe. Un insolito senso di disagio, creò in me una strana agitazione ed alcuni fotogrammi di un passato che ormai credevo aver sepolto per sempre, si imposero alla mia attenzione. Mi alzai di scatto, quasi una fuga e mi recai in bagno, chiusi la porta e restai alcuni istanti immobile, agitata, poi mi ripresi. Lo sguardo di quei tre ragazzi, mia aveva riportato indietro nel tempo, ad un episodio che credevo aver rimosso per sempre, questo suo ritornare ora mi appariva come una sfida. Accade spesso di notare che mi guardano con insistenza, per cui capivo che non erano stati i loro sguardi indiscreti a turbarmi, ma in quelli istante non riuscivo a spiegarmi perché il mio passato, solo ora si era deciso a scegliere quei tre complici inconsapevoli, per risvegliare uno stato di ansia, per generare angoscia. Dopo una rapida riflessione capii che in realtà era un qualcosa che, suggestionato da un casuale scenario, aveva colto l’occasione per mettermi alla prova. Decisi con freddezza di accettare la sfida che il mio Io inconsapevole mi stava lanciando, per dimostrargli che ero in grado di dominarlo e sconfiggerlo con la forza della mia volontà. Mi tolsi lo slip, lo deposi nella borsetta e con passo quasi deciso, ritornai al mio posto. Dopo essermi seduta, iniziai a muovere le gambe in modo da far risalire la gonna. Accavallavo le gambe, cambiavo spesso lentamente posizione, feci in modo di consentire al loro sguardo di giungere dove speravano, al fine di infiammare l’immaginazione e di alimentare il loro desiderio, mostrando il colore della carne delle cosce, vicinissima a quella parte del corpo che spesso è fonte di piacere. Notai la loro sorpresa quando scoprirono che non avevo più lo slip.
Non ricordo quando tempo durò la mia esibizione, ma ad un tratto ritornò Guido che con la sua presenza ristabilì quel clima di normalità, a cui seguì quasi immediatamente, l’uscita dei tre ragazzi dal bar. Dopo qualche minuto anche noi lasciammo il locale, per riprendere il nostro viaggio. Quasi all’uscita dell’area di servizio, i tre ragazzi, mediante un inequivocabile gesto, ci chiesero un passaggio. Guidò si fermo e dopo aver sistemato i loro bagagli, ripartì. 
Durante il viaggio, come se nulla fosse successo, dialogavo con loro sui più svariati argomenti, anche se a volte cercavo con sorrisi e sguardi di mostrare un particolare interesse, come se la loro semplice presenza fosse stata sufficiente ad accendere la mia voglia, mentre Guido in silenzio ascoltava con disinteresse e guidava con la sua consueta tranquillità. Ad un tratto uno dei ragazzi chiese a Guido di fermarsi, a causa di un leggero malessere. Alla prima sosta di emergenza, Guido arrestò l’auto per consentire al ragazzo di respirare un po’ di area all’ombra di quel ponte che sovrastava la piazzola di emergenza.
Alla ripartenza lo feci accomodare sul sedile anteriore, mentre Io mi sistemai su quello posteriore in mezzo agli altri due ragazzi. Notai quasi subito che Guido guardava con maggior frequenza, attraverso lo specchietto retrovisore, per vedere cosa Io facessi. Capii che quella situazione lo aveva eccitato tanto da cogliere nel suo sguardo il desiderio che accadesse qualcosa. Non avevo molta voglia, forse perché ancora turbata da quel passato, ma decisi di soddisfare il desiderio voyeuristico di Guido. Intanto la gonna era gradualmente risalita fino a scoprire gran parte delle cosce, consentendo a Guido di notare che inspiegabilmente non indossavo più lo slip, mentre la scollatura della camicetta faceva intravedere una parte del seno. L’intensità dei loro sguardi sembrava attraversare gli indumenti, per accarezzare il corpo, le parti più intime, il seno, le cosce
Le parole ormai erano una scusa per alimentare la conversazione, mentre gli oggetti che indossavano rappresentavano l’opportunità per sfiorare con delicati gesti, le ginocchia, le loro cosce, il tutto nell’intento di creare quell’occasione per superare il limite del lecito. Gradualmente gli interrogativi degli sguardi si trasformarono in aspettative. Iniziarono a percepire che forse potevano tentare. La tensione continuava a salire, ma non osavano nel timore di sbagliare, di dire o di fare qualcosa di troppo. Erano tutti, anche se con motivazioni diverse, visibilmente eccitati e complici nel cercare di far ulteriormente crescere quel senso della trasgressione. So che Guido, si eccita quando mi osserva mentre esibisco il mio corpo con sensualità ed erotismo. Dopo una breve pausa di silenzio, feci finta di assopirmi e di apparire come se stessi sognando
Con la mano sinistra, quasi abbandonata, iniziai a toccarmi l’interno della coscia ormai scoperta. Ormai avevo assunto una posizione di grande eccitazione, favorita dai movimenti che lasciano presagire scene di intenso erotismo.
Non so se fu la loro chiara inesperienza o la sorpresa, che comunque condizionò quella situazione che  poteva anche trasformarsi in una imprevedibile opportunità trasgressiva, un incontro, anche se fantasioso, piuttosto inconsueto e strano. Certamente, il mio atteggiamento, contribuì notevolmente a rendere il tutto più complicato, a causa di quei fantasmi di un passato che sembravano essere stati sommersi dalla sabbia del tempo, ma che invece all’improvviso erano ritornati con il chiaro intento di complicarmi l’esistenza o di spingermi verso una forma più estrema.

sussurrato da: SegretiDiCoppia alle ore 21:42 Permalink | commenti (8) | commenti (8)--popup--
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sabato, 12 aprile 2008

In silenzio, abbracciati il tempo sembrava non trascorrere. Fu in quel istante di pausa che il mio pensiero mi portò a riflettere su come ero cambiata. Le richieste di fare l’amore si erano lentamente trasformate da pratica abitudinaria e noiosa, in una delle attività più gratificante del mio tempo libero, in grado di attivare il piacere e di generare quella forte emozione in grado di travolgermi.
In quel periodo cercavo di scoprire ciò che consentiva al mio desiderio di risvegliarsi e di scatenare quel bisogno a volte irrefrenabile di voler fare sesso, ma nello stesso tempo di comprendere anche ciò che poteva piacere al mio partner, al fine di raggiungere un piacere e una sessualità da condividere.
Fu in quel periodo che raggiunsi una consapevolezza per me straordinaria, era qualcosa che fisicamente avevo già provato, anche se non avevo mai effettivamente compreso. Ormai riuscivo, quasi sempre, indipendentemente dal partner a percepire una gradevole sensazione di benessere fisico che gradualmente sentivo trasformarsi in un crescente piacere, completo, che partiva da lontano. Immaginavo, fantasticavo su quel piacere che poi riuscivo a concretizzare mediante la stimolazione delle mie zone erogene, fino a raggiungere l’apice in cui il desiderio si trasformava in voglia di essere penetrata.
Il pensare ad altro a volte non serve, neppure il risveglio di quel pacato senso del pudore riusciva a placare le mie voglie e mentre lui assopito, quasi addormentato, sembrava ignorare la mia presenza e la mia voglia, incurante di tutto cominciai lentamente ad accarezzare il mio corpo e dopo avermi inumidito le mie due magiche dita, iniziai a toccare quella parte della mia pelle che sapevo essere molto sensibile alle stimolazioni.
Avevo da poco iniziato, favorita da ciò che era già accaduto che… cominciavo già a percepire sensazioni che, viaggiando attraverso tutto il corpo, mi procuravano un gradevole senso di tensione, sentivo quel fluire delle sensazioni che consentono al clitoride di indurirsi e quella straordinaria percezione del sentirsi bagnata, che preannuncia l’inizio di un percorso per giungere al termine di quel viaggio, che è il culmine del piacere.
Ormai attraverso una serie di brividi, cominciavo ad avvertire il propagarsi del piacere attraverso tutto il mio corpo, una voglia crescente, la mente invasa da sensuali ed erotici pensieri, inaspettati e dirompenti nella loro intensità, che desideravano essere soddisfatti, per poter placare ciò che ormai mi stava divorando. Le mie dita si avvicinavano, per indugiare, scostare, aprire, penetrare, per poi affondare, oscillare, danzare sui punti più sensibili per scatenare sensazioni, emozioni e desiderio, ma non toccavo ancora la punta, strofinavo sull’asta lentamente con le dita, in attesa delle prime contrazioni, una serie di brividi incontrollati, che presto giunsero a spingermi ad accelerare nei movimenti, sempre più veloce, per poi fermarmi per donargli con un ritmato martellio, quei colpi di cui ormai so che sono la sua delizia, per poi rivolgere le punta delle dita verso l’apertura, per spingere all’interno fino a toccare il fondo, per poi iniziare a fare pressione sulle pareti del mio gioiellino con colpi lenti, ma decisi, per poi ritrarmi con le dita per poter riprendere a stimolare con maggior forza il clitoride, per poi rientrare ancora con movimenti circolari, toccare le pareti interne, con un ritmo sempre più rapido, martellando sulla parte anteriore con i polpastrelli delle mie due magiche dita, mentre con la mano sinistra con forza premevo sul pube per dare maggiore potenza alla pressione interna, che intervallavo con movimenti che simulavano l’atto della penetrazione, seguita da contrazione e rilascio del muscolo che comanda l’uretra all’interno del mio gioiellino. E’ fantastico in quei momenti massaggiare l’uretra con due dita, spingere forte fino a percepire lo stimolo e la voglia di fare la pipi. E’ una sensazione intensa, favorita dalla fuoriuscita del nettare del mio piacere. E’ istintivo, in quegli attimi di abbandono, adagiare un altro dito appena sotto la parete dell’uretra, quasi verso l’esterno, per cominciare a toccare come fosse il clitoride, fino a quando non inizio a percepire la sensazione del dolce fluire, quasi un piacevole dolore, nei diversi canali all’interno della vagina, che spingono per scaricare il loro contenuto.
Ormai desideravo essere penetrata, lo cercai con lo sguardo, i miei gesti e gemiti lo avevano eccitato, raccolse al volo il mio invito e delicatamente mi penetro, lo sentivo facilmente scivolare dentro, facilitato dai miei umori.
No, non era quella la posizione che desideravo, non volevo una semplice penetrazione il cui unico fine fosse quello di farlo scivolare lungo le pareti interne e poco sensibili del mio gioiellino, cercavo qualcosa di diverso, perché ormai non percepivo più il crescere della tensione e di quelle sensazioni indispensabili per innescare quel fantastico processo di contrazioni, necessarie per superare il limite oltre il quale, si raggiunge il precipizio delle intense sensazioni del piacere. Con l’abilità e la forza del mio desiderio, in un attimo, senza farlo scivolare fuori, mi ritrovai sopra di lui pronta ad iniziare la mia preferita danza del piacere.
Iniziai a cavalcarlo, mostrandogli il seno con i capezzoli eretti, che prese ed iniziò a baciare, mentre ero finalmente libera di muovermi come desideravo, alla frenetica ricerca di quel piacere indotto dalle contrazioni ritmiche dei muscoli interni del mio gioiellino. No, non era importante sentirlo muovere, ma percepire la sua presenza dentro, per poter indurre una continua pressione sui punti più sensibili del glande in modo da dispensare intense sensazioni in grado di spingerlo ad agitarsi per meglio stimolarmi.
Una improvvisa contrazione di tutti i muscoli del mio corpo, mi indussero ad arcuire la schiena e a rivolgere lo sguardo verso il soffitto. Iniziai a gemere con ritmo crescente, seguito da un movimento basculante avanti-indietro del solo bacino,  fino a quando l’esplosione del piacere improvvisamente mi spinsero a saltare fino al limite del pene, per poi lasciarmi cadere senza curarmi di frenare la caduta, in una sequenza di violenti e profonde penetrazioni. Per meglio assaporare le sensazioni che tale movimento mi donava, chiusi gli occhi per poter restare in ascolto delle sensazioni che provavo dentro di me. All’inizio, l’assenza delle stimolazioni esterne si faceva sentire, ma subito dopo arrivarono quelle interne che si rigerenano in nuove è più intense sensazioni.
Non resse molto alla mia stimolazione, perché all’improvviso un grido coprì il mio ansimare, a cui seguì una incontrollabile spinta del suo corpo verso l’alto, seguito da una esplosione in grado di farmi percepire il pulsare del suo membro all’interno del mio ventre. Non mi fermai continuai a cavalcarlo incurante delle sue mani che tentavano inutilmente di bloccarmi. Il suo gusto dopo aver invaso il mio ventre, cominciava lentamente a colare lungo le mie cosce. Lui completamente abbandonato, continuò a vibrare con il ritmo dei miei movimenti fino a quando il suo pene non cominciò a ritirarsi nel mio ventre. Mi rilassai con un lungo respirare
Restammo diversi minuti a letto in silenzio, finché non decisi di andare via. Dopo essermi rivestita, con un filo di voce sufficiente per mascherare il tono della mia voce, gli dissi che era stato un bel sogno incontrarlo, ma per motivi diversi, non potevo più rivederlo. Voglio che resti uno sconosciuto ed Io… spero un piacere da ricordare almeno per qualche tempo. Ti prego di non accompagnarmi, un leggero bacio sulle labbra e poi una porta che si rinchiudeva alle mie spalle, lasciandolo incredulo a ripensare ciò che era accaduto e ad interrogarsi del perché di quella assurda conclusione.

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venerdì, 18 gennaio 2008

Al ritorno dal bagno, lui era nella posizione in cui l’avevo lasciato, visibilmente teso, ma fu sufficiente la presenza e una mia carezza per farlo rilassare. La mia mano si muoveva su tutto il suo corpo, baci, carezze e pensieri che si affollavano nella mente. Provavo un senso di imbarazzo, quasi non sapevo cosa fare. Mentre pensavo, mi ritrovai con il viso nei pressi del suo ombelico, mi soffermai per un attimo, le mie labbra erano vicine, sentivo un gradevole odore di sesso, quasi un afrodisiaco. Non so perché, ma un flash di ricordi mi riportarono indietro nel tempo quando credevo che giocare con la bocca fosse noioso, lo consideravo un preliminare piacevole per l’uomo e un sacrificio per la donna. Una convinzione che condizionava il modo con cui lo facevo, ero impacciata e maldestra. Grazie a Fulvio, gradualmente scoprii che poteva essere un’esperienza piacevole anche per me. E’ una sensualità e un piacere a cui bisogna predisporsi, in quanto deriva da un’eccitazione emotiva e dai gustosi odori e sapori, che alcuni uomini possiedono… e lui li possedeva.
Praticarlo mi sembrava facile, quando ero inesperta, mentre successivamente ho capito che richiede un’abilità e un impegno che non può essere improvvisato. E’ un gioco che estende i confini sessuali, una forma di seduzione che può consentire di conquistare uomo, fino a renderlo quasi schiavo.
La bocca ormai integra la mia sessualità, è calda, umida, morbida, sensibile quando dispensa piaceri insieme alla lingua, organo del gusto, che consente di godere dell’inebriante sapore del corpo dell’altro, quel delizioso gusto salato, dolce e un po’ amaro. E’ parte integrante del mio erotismo, perché può donare e ricevere eccitanti piaceri attraverso le labbra che soffiano leggere carezze, che aspirano, succhiano ed accarezzano, mentre i denti, con delicati morsi, possono trasmettere intense sensazioni.
E’ il gradevole odore del corpo privo di artificiali profumi, che attraverso il mio desiderio, sollecita la secrezione della saliva, necessario lubrificante per dispensare delicati piaceri, alimentati dalla mia voglia di mangiare il partner. Non è un obbligo o un condizionamento il mio, ma un equilibrato atto del dare e dell’avere, è fiducia, immaginazione e creatività, in grado di creare un solido legame emotivo, fisico e spirituale, in grado di convivere con il sentimento dell’amore che si rafforza, in un potenziato gusto dell’intimità, in grado di risvegliare e riaccendere  la passione.
Pensare, immaginare, sognare, parlare con se stessi era diventato un preliminare che mi predisponeva al piacere, sembrava quasi distrarre le mie inibizioni e come di incanto mi ritrovavo a fare cose guidate dall’istinto. Una serie di piccoli baci, lo fecero sussultare e ritornai alla realtà.
Con una mano iniziai a toccarlo. Mi piace toccare e sentirlo crescere al passaggio della mia mano, lentamente in modo da creare aspettative e desideri in grado di cullare il piacere. E’ nell’istante in cui inizia ad ingrossarsi, in quell’istante che è ancora soffice come la piuma, che mi piace iniziare ad assaporarlo, con movimenti lenti … inizio a muovermi con la testa per farlo adagiare all’interno della mia bocca, fino a quando è quasi pronto, mi piace farlo uscire per guardarlo, quasi a volerlo ipnotizzare. Mi piace guardarlo mentre eccitato attende che lo accolgo nel profondo della mia bocca, ma è ciò che non faccio, comincio ad accarezzare le cosce e il corpo per abituare il partner a contenere l’eccitazione, per evitare che immediato divenga lo stimolo di accelerare, per giungere al quel punto di non ritorno, in anticipo rispetto alle mie aspettative.
Poi lo accolgo nella bocca, mi muovo in modo da percepirne le reazioni, quel pulsare che diviene guida per fermarsi e gustare nell’attesa, le gradevoli gocce del suo sapore, le raccolgo con la lingua, per disperderle sul palato. Mi piace procedere lentamente, quando il glande è ancora coperto, delicatamente inizio a scoprirlo abbassando la pelle del prepuzio, lo bacio, sono teneri baci. Bacio, succhio, gli respiro sopra con il mio alito caldo, mi avvicino, lo provoco e con la lingua bagnata dal mio desiderio inizio dalla base ad accarezzarlo lentamente, muovendomi verso l’alto. Giro e rigiro con la testa, sfiorando la sua pelle, avvolgendolo con la lingua che lascia cadere quell’eccesso di saliva che sapientemente la mia mano raccoglie per distribuirla lungo l’asta, per giungere con la mano fino alle palle, per un dolce massaggio.
Mi fermo, allontano la testa per guardare il suo viso, uno sguardo intenso di piacere e lussuria, poi riabbasso la testa, per iniziare dal glande, per poi proseguire lungo l’asta, ritorno e mi soffermo sul filetto e mentre lui prova a guardarmi anche se non può vedermi, si muove, si agita è impaziente. Inizio ad accarezzarlo nel suo punto più debole, facendo scorrere le mani fino ai glutei, mi insinuo fino a scivolare verso il suo buchetto che inizio ad accarezzare con un dito, esercitando una breve pressione, fino a quando non inizia a cedere,  poi ritorno indietro, lo afferro saldamente alla base e abbassando la testa, inizio a far scorrere la lingua lungo tutta l’asta fino a giungere sulla sommità. Poi bagno le labbra, lascio cadere un po’ della mia saliva sul glande e con la mano la distribuisco per tutta la lunghezza, mi soffermo a massaggiarlo, ormai totalmente scoperto, lo sento vibrare sotto i miei movimenti, si agita in modo scomposto, perché intenso sono le sensazioni che si trasmettono, perché molto sensibile è, quando lo si tocca con mani ben lubrificate e quando intensa diviene il suo ansimare, lo prendo finalmente in bocca, labbra, lingua denti tutto contribuisce a creare brividi intensi. Poi lo sposto, scendo giù per leccare nella parte prossima al buchino, per poi risalire dalla base lungo tutta l’asta, fino a giungere sulla sommità, per afferrarlo fra le labbra e succhiare in modo da poter prelevare il gusto, accarezzandolo con la lingua e massaggiandolo con la mano. Mi fermo, lo guardo mentre vibra nell'attesa, lo punto con la lingua dura e tutta fuori, per lasciarla poi scivolare morbida lungo l’asta, fino a spingerlo nel profondo della mia gola, mentre la lingua l’accarezza e gli gira intorno. Succhio, lecco, spingo e con le labbra ben strette lo lascio scivolare nella mia bocca con un andare avanti e indietro con la testa che si avvolge.
Poi mi allontano, bagno di nuovo le labbra socchiuse e poi spingo giù la testa roteando lasciando che sia la spinta ad aprirmi le labbra, in un atto in cui sembra forte il desiderio di donare la mia verginità. Ad ogni colpo la mia testa spinge sempre più in basso, prima accenna ad entrare e poi giù fino ad accoglierlo completamente. Accelero, i movimenti si intensificano, sempre più veloce, alcuni sussulti, un grido nell’aria, porto indietro la testa quando basta per consentire alla mia bocca di riempirsi del suo abbondante e gustoso nettare, per lasciarlo scivolare fuori, per poi riprenderlo di nuovo, per gustarlo ancora una volta e per lasciarlo andare giù definitivamente, per la delizia della mia gola.
Un lungo attimo di pausa, poi strofinandomi sul suo corpo arrivo all’altezza del suo volto, lo slego, lui mi abbraccia e mi accarezza, mi bacia con una tenerezza e ci abbandoniamo l’uno nelle braccia dell’altro, ma sapevamo entrambi che quell’incontro non poteva terminare in quel modo, era solo una pausa per donarci l’affettuosità di teneri amanti prima di …

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martedì, 15 gennaio 2008

La Morale suggerisce alle donne di essere ipocrite per non essere qualificate, mentre le regole sociali fanno credere che il sesso sia ciò che la pornografia ha costruita su misura per l’uomo, per cui quando ci troviamo a fare sesso lo facciamo in un modo che non è naturale per noi donne, perché non soddisfa la nostra immaginazione e i nostri bisogni fisici. Spesso l’uomo è imbranato, crede di essere un professionista del piacere sessuale, mentre sa solo come stimolare il suo uccello, senza sapersi dare un vero piacere, se non quello di espellere quel po’ di liquido, per poi caderti addosso, convinto di aver goduto. Tuttavia ho anche ho avuto la fortuna di incontrare uomini che sapevano come far godere la loro partner.
E’ evidente che parlo della mia esperienza e non voglio generalizzare, può darsi che altre sono state più fortunate di me e possono raccontarsi in modo diverso.
Spesso siamo costrette a mascherare i nostri bisogni, e ad attendere che un uomo ci scelga per fare sesso e forse per una relazione che potrebbe durare nel tempo. L’educazione ci impone di credere che per iniziare un rapporto, occorre avere come obiettivo finale un ideale: l’amore eterno. Quindi quando prima del matrimonio, mi avvicinava un uomo, avevo sempre molti dubbi: cosa vuole? Mi dice la verità oppure sta fingendo perché vuole fare solo sesso? Mi creavo tante fisime che mi facevano comportare come una stupida e diventavo facile preda delle mie paure.
Premetto che avevo subito una rigida educazione, che aveva inibito il mio erotismo e mi aveva resa diffidente nei confronti dell’uomo. Di sesso neppure a parlarne, ero diventata maggiorenne e non conoscevo nulla del mio corpo, avevo avuto dei rapporti, che mi avevano lasciata così, in quanto non avendo mai provato quell’intenso piacere, il mio limite mi faceva credere che quello fosse il vero orgasmo.
Diverse volte, la stimolazione maldestra mi procurava dolore, oppure l’inizio di quello che doveva essere il preludio all’orgasmo lo vivevo come un fastidio, in quanto non riuscivo a dosare le mie sensazioni fisiche. Inoltre interveniva il timore indotto dalle inibizioni e dalla stupida morale religiosa che avevo subito durante la mia adolescenza, per cui mi bloccavo e mi abbandonavo al rapporto, priva di interesse, obbligando il mio partner ad accelerare, nell’illusione di poter raggiungere l’eiaculazione in sincronismo con quello che gli appariva come il raggiungimento della mia meta. A volte, per essere più credibile, mi aiutavo anche con effetti sonori, per il timore di essere giudicata frigida o imbranata. A volte andava meglio, altre volte peggio, il che mi rendeva triste perché non riuscivo a capire se stavo cercando di negare un’evidenza o se l’assenza di eccitazione era dovuta alla mia inibizione. La confusione totale in cui cadevo mi faceva dubitare anche dei miei sentimenti e di essere in grado di provare attrazione fisica.
Il non avere una consapevolezza di ciò che si poteva raggiungere spesso mi convincevo che, quel modesto piacere che provavo, fosse l’orgasmo. Non trovandolo gratificante finivo per desiderare di non farlo, accentuando quel distacco con la pratica sessuale e con gli uomini.
La mia vita è iniziata a cambiare quando, su richiesta di Guido, decisi di soddisfare il suo desiderio di vedermi fare sesso con altri uomini. Questa opportunità clandestina, legalizzata da Guido, mi ha gradualmente liberata dalle inibizioni e mi ha consentito anche di scoprire il mio corpo. All’inizio lo facevo perché sapevo che Guido si eccitava molto nel vedermi mentre mi toccavo, poi gradualmente ho iniziato a farlo perché mi faceva vivere sensazioni che non avevo mai provato. Con il trascorrere del tempo ho iniziato ad utilizzare la pratica acquisita anche con gli uomini, fino a giungere a voler dominare il rapporto, al fine di far conoscere al partner, attraverso un dialogo erotico, il mio corpo e cosa poteva donarmi quel piacere che desideravo. Avevo anche capito che l’altro poteva darmi piacere e potevo ingabbiarlo nella mia rete solo se riuscivo a fargli provare un piacere analogo o superiore a quello che volevo provare io.

A distanza di tanti anni mi ritrovai a rivivere quell’ambiguità anche se con modalità diverse, da una parte vi era la Valentina Segretaria, che doveva apparire inibita e distante, dall’altro una Valentina disinibita, sessualmente estrosa e disponibile verso il piacere. Mi eccitava molto vivere questa doppia personalità con un solo uomo, che credeva di relazionarsi con due donne diverse. L’aspetto più interessante di quella esperienza fu che, una Valentina veniva a conoscere cose che l’altra Valentina, non avrebbe mai potuto immaginare.
Queste riflessioni mi tennero sveglia quasi tutta la notte che precedette il giorno dell’appuntamento. Durante la giornata in ufficio, notai in lui un insolito buonumore, poca voglia di lavorare, una prolungata assenza. La giornata lavorativa passò in fretta. All’ora stabilita mi recai presso la sua alcova clandestina, entrai e oltre alle cose che sapevo di trovare, notai una confezione regalo, una splendida orchidea e un biglietto con su scritto una frase carina e un invito ad accettare quel piccolo dono. Nel vedere la scatola avevo già intuito cosa poteva essere, ma nel vedere il contenuto, la mia sorpresa fu enorme: un magnifico anello e due orecchini, non avevo mai ricevuto un dono così, erano stupendi e pensai anche molto costosi.
Provai un’emozione nuova, nel giro di pochi giorni un uomo aveva inconsapevolmente cambiato la mia vita professionale ed economica, ed ora mi donava qualcosa che avevo sempre solo sognato.  Sapevo già che non avrei accettato quel dono, per cui lo deposi di nuovo nella scatola e scrissi sul biglietto che accettavo solo il suo pensiero e l’orchidea, ma non il resto.
Dopo aver coperto il volto con la mascherina, presi le due corde e la benda e mi recai nella camera da letto, lo salutai con un soffice bacio sulle labbra e gli sussurrai semplicemente grazie. Poi si coprì gli occhi con la benda e si fece legare con i polsi al letto.
Rimasi alcuni secondi ad osservarlo, provai molta tenerezza e per un istante pensai di slegarlo e scappare via, ma decisi di restare per donarmi totalmente a lui. Andai in bagno per rinfrescarmi e forse anche per far trascorrere un po’ di tempo, al fine di creare la giusta tensione erotica dell’attesa. E poi …

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mercoledì, 09 gennaio 2008

Quando lo incontravo in azienda, avevo sempre il timore di tradirmi o che Lui potesse riconoscermi, ma come sempre tutto si esauriva con un freddo saluto, fino a quando un giorno non fui chiamata nel suo ufficio. Era la prima volta che accadeva, perché in genere i contatti con il resto della azienda li curava prevalentemente attraverso la sua segretaria. Pensierosa raggiunsi il suo ufficio, bussai e quindi fui invitata ad entrare. Mi accolse con un accenno di sorriso e mi invitò a sedermi in quanto voleva dettarmi ulteriori elementi da integrare in un documento che era già stato in parte preparato in precedenza. Sorpresa, non era mai accaduto, ma riuscii a contenere il mio stupore. Ricevuti i necessari elementi, ritornai presso il mio posto di lavoro. Nel leggere il documento, notai diverse incoerenze, alcune inesattezze, spunti importanti non sufficientemente ampliati, una forma poco scorrevole. Di impulso modificai totalmente il documento adattandolo al mio stile di scrittura, integrandolo con ulteriori elementi. Alla fine, non avevo modificato la natura dei contenuti, ma nel leggerlo sembrava un documento molto diverso dall’originale. Nonostante il timore di aver esagerato decisi comunque di consegnarlo.
Il giorno successivo mi preparai con estrema cura e per la prima volta usai lo stesso profumo che avevo usato durante i nostri precedenti incontri.
In ufficio, i colleghi di lavoro mi guardavano con occhi diversi, mentre qualche collega accennò qualche battutina a cui risposi con un sorriso. Ripresi il mio solito lavoro. Nella tarda mattinata fui chiamata nel suo ufficio, dove fui accolta con il solito distacco, ma appena mi trovai a pochi passi da lui, al di là della scrivania, un impulso improvviso gli fece assumere un atteggiamento di sorpresa ed uno sguardo diverso. Gli consegnai il documento che iniziò a leggere, anche se con insolita frequenza spostava lo sguardo dal documento per guardami. Al termine della lettura, mi chiese come mi chiamavo e poi disse semplicemente: bene, grazie e con garbo mi congedò. Provai un senso di disagio e di delusione in quanto non avevo capito se mi aveva riconosciuta o se non aveva gradito il lavoro che avevo svolto.
Dopo tre giorni, era un venerdì, fui chiamata di nuovo nel suo ufficio, mi fece entrare e mi accolse con una cortesia insolita, dopo una breve conversazione su banali argomenti, si complimentò dicendomi che scrivevo molto bene e che aveva gradito tutte le modifiche che avevo apportato al documento. Inoltre aveva ricevuto un lusinghiero giudizio su come svolgevo il mio lavoro, oltre ad essere una donna molto attraente ed elegante. Quindi mi chiese se ero disponibile, dopo un breve periodo di prova, ad accettare di diventare la sua Personal Assistant, in quanto l’attuale aveva rassegnato le dimissioni. Mi disse che avevo il fine settimana di tempo per decidere. Risposi che non occorre attendere, in quanto accettavo con piacere.
Nel ritornare al mio posto di lavoro pensai: è stato il profumo (cioè l’altra Valentina) oppure la mia professionalità ad indurlo a scegliermi? Non ho mai ricevuto una risposta a questo interrogativo, anche se la mia vanità opterebbe per entrambe le motivazioni.
L’accaduto mi aveva turbata e in un certo senso incuriosita. Ero riuscita ad essere due donne totalmente diverse: l’una spregiudicata, estroversa e trasgressiva, l’altra casta, timida e riservata. Nell’accettare, inconsapevolmente avevo già deciso di interpretarle entrambe
Nei giorni successivi fui affiancata alla segretaria che gradualmente mi istruì sui compiti e mi passò tutti i documenti. Dopo oltre un mese mi ritrovai da sola a svolgere quel nuovo compito.
Durante quel periodo ci siamo sentiti diverse volte in chat ma nonostante i suoi ripetuti inviti avevo sempre trovato banali scuse per non incontrarlo.
A volte è difficile essere donna, figuriamoci ad esserne due, ma trovavo quella insolita esperienza molto eccitante dal punto di vista emotivo. La cosa che mi aveva maggiormente sorpresa è che notavo in lui (cioè l’uomo) comportamenti, atteggiamenti e linguaggi molto diversi a seconda se incontrava la Valentina Erotica o la Valentina Segretaria, anche se con il trascorrere dei giorni cominciava ad attenuarsi quel distacco formale, sostituito da atteggiamenti sempre più confidenziali, fino a quando un giorno mi confesso che gli piaceva molto il mio nome e che una sua cara amica si chiamava come me.
In quel periodo Guido mi sottoponeva a continui interrogatori, voleva sapere tutto di come si svolgeva la giornata, manifestava una gelosia diversa dal solito, quasi un timore, mentre i nostri rapporti sessuali si intensificarono con un buon livello di soddisfacimento fisico reciproco.
Era trascorso molto tempo dall’ultimo incontro, anche se ci eravamo sentiti spesso in chat ed alcune volte avevamo anche fatto sesso virtuale. Ad un suo ulteriore invito, decisi di accettare,  ma ponevo due condizioni, doveva farsi legare al letto con gli occhi bendati. Un breve silenzio e poi con un filo di voce rispose che era d’accordo e che mi avrebbe fatto trovare il tutto all’ingresso. Avevo già deciso che durante quell’incontro non avrei aperto bocca. Il mio non era un capriccio erotico, ma la certezza che non potesse riconoscermi.

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martedì, 11 dicembre 2007

Mi avvicino, sbottono la camicetta, mi libero dalla gonna e dal Perizoma,  allargo le gambe quanto basta per  mostrarti  la mia vulva. La vedi come palpita racchiusa tra quelle due strutture cutanee che sono le grandi labbra, sensuali, carnose che fuoriescono invitanti, le vedi, dimmi che ti piacciono. Aspetta adesso le divarico, così potrai vedere i due lembi ricoperti di mucosa, ora le tocco, si sono giunta con le dita alle piccole labbra, le mie sono particolarmente sensibile, quando delicatamente le tocco mi procurano un intenso piacere. Ora guarda bene, guarda come si fondono verso l'alto intorno al clitoride, ricoprendolo con quel meraviglioso cappuccio mucoso, riccamente innervato di fibre sensitive, è lì l'epicentro del mio piacere.
No aspetta, non devi stimolarlo subito in modo diretto, perché è estremamente sensibile e non emette alcun liquido, per cui se non raggiungo quel giusto livello di eccitazione, non provo piacere, ma solo dolore.

All’inizio non devi toccarlo, ma devi lavorarci intorno, appoggiandoti con delicatezza sul cappuccio mucoso che lo ricopre, comincia a muovere le tue dita lentamente nell’area clitoridea con piccoli movimenti circolari, aspetta continua lentamente, …aah! sento che la mia eccitazione cresce, sta crescendo ancora, si ora  vai direttamente sulla vulva ed aprila in modo da poter raccogliere sui tuoi polpastrelli la mia essenza, si quella che è presente all'introito vaginale e usala per stimolare il mio clitoride con un ritmo crescente.
Devi essere paziente, devi saper attendere perché mi eccito lentamente, i miei tempi di eccitazione sono più lenti rispetto ai tuoi, ma non temere ti aiuterò a capire quale è il modo più efficace per procurarmi intense sensazioni di piacere.
Ora concentrati sulla parte interna della mia coscia è il mio punto più tenero, si accarezza prima l'interno delle mie cosce e poi le natiche, le senti come sono sode, lisce, morbide come la seta, il semplice tocco delle mani mi stimola, senti come il mio corpo reagisce alle carezze, donandomi quel piacere unico, meraviglioso.
Ora sfiora appena il clitoride e poi l’ano, lentamente, sfioralo con il dito senti come è stretto e cedevole alla tua pressione, dai spingi, senti che scivola senza alcuna difficoltà, il mio corpo vibra, è una scossa di desiderio che attraversa il mio corpo, è fremito di desiderio che non riesco più a trattenere. Fermati ora, perché se continui ancora, non riesco più a fermarmi, perché intenso diventa la mia voglia di orgasmo, mentre lo voglio raggiungere con calma, mi voglio eccitare lentamente, per poter diluire nel tempo le dolci sensazione del piacere.
Leccami, bacia, dipingi con la punta della lingua, avvicinati al mio fiorellino e poi allontanati, lecca nel punto in cui si unisce con la coscia. Immergi il tuo viso, passa le labbra sulla fessura senza premerla. Aspetta che mi sollevo leggermente così potrai meglio avvicinarti. Ora avvicinati con le labbra lì sulla sommità della fessura, baciala delicatamente, si continua così,  …aah!
Ora mettici più passione fammi sentire il tuo desiderio. Adesso separa con la lingua le grandi labbra e poi passala su è giù tra le pieghe della mia carne, aprimi delicatamente con le mani le gambe, si così, ora giocaci con la lingua, …aah!
Che sensazione gradevole, si continua così, dai che ho voglia non ti fermare sento che si sta indurendo lo vedi sta per uscire dal suo prepuzio ,  …aah! ora lecca, se non lo vedi ancora è li che aspetta. Appoggia la lingua sulla sommità della fessura e cerca di sentire il clitoride, fallo risorgere leccando la pelle che lo ricopre, lecca forte, allontana delicatamente le grandi labbra e batti la lingua contro il clitoride, siii più rapido, …aah! sento le gambe che mi tremano, ora prendi in bocca il clitoride e comincia a succhiare delicatamente, piano dolcemente, si continua così, ora comincia a succhiare più forte, più forte, ora spingo il bacino verso l’alto, sento l’orgasmo che arriva, seguimi non mollarmi proprio ora, tieni la tua calda bocca sul mio clitoride, non lasciarlo andare, non fermarti, non devi assolutamente fermartiiii.
Ora inserisci un dito, muovi la mano, aprimi, aspetta ora mi muovo Io, in modo da farla aprire come se fosse un fiore che sboccia, per meglio mostrarti ciò che nasconde. Inserisci due dita, muovile lentamente, ascolta il mio respiro, dai scopami, dai più veloce, ancora dai, di più, succhiami anche il clitoride, i capezzoli si induriscono, senti come fremo, vengoooooo,  …aah! continua non fermarti, continua non lasciare il clitoride, resta lì  …aah! …aah! …aah!
E’ stato bello, magnifico, sono ancora eccitata, ora premi con la lingua sotto al clitoride e muovi lentamente le dita, con delicatezza, sono tutta sensibile. Parlami ora, accarezzami dolcemente il corpo, i seni, fammi sentire appagata.
Aspetta, adesso mi siedo fra le tue gambe, la mia schiena  contro il tuo petto, appoggio la testa sulla tua spalla, una mia gamba distesa, l’altra piegata si poggia sulla tua, ora lentamente mi sistemo meglio sopra di te,  mi muovo per meglio sentirlo, si ora lo sento, mi muovo, ti ecciti, diventa duro, lo sento sempre di più. La tua mano accarezza la mia coscia, mi eccito, sospiro, il sospiro accelera, comincio a sentire …aah! La carezza della tua mano sulla mia coscia, il tuo respiro caldo sul mio collo, mentre l’altra mano è sul resto del mio corpo.
Chiudo gli occhi per meglio vivere le sensazioni che mi trasmetti, sono brividi che percorrono la mia schiena. Mi sollevo quando basta per aprire e inserire la mano, la vedo sparire nel tuo slip, per poi percepire le vibrazioni e il calore della tua eccitazione, con l’altra mano mi tocco delicatamente mi do piacere, la mia mano sale e scende. Apro gli occhi, mi porto alla bocca la mano bagnata della mia essenza, è l’estasi, mi fermo, la ingoio. Poi riprendo a toccarmi, la tua mano si poggia sulla mai per guidarmi nei movimenti …aah! Mentre con forza stringi la mia coscia, i tuoi baci sul mio collo, il tuo respiro nelle mie orecchie mi annebbiano la vista e poi riprendi a scorrere lungo la mia eccitazione, su e giù, con un ritmo sempre più incalzante, sono ormai in balia delle mie sensazioni, grido il piacere, aumenta il ritmo dai …aah! Sento scorrere qualcosa, mi sento sempre più bagnata fino a quando non libero nelle tue mani la mia dolce essenza, il mio sapore.
Mi fermo un attimo, riprendo fiato, mentre tu continui a baciarmi sul collo, per poi afferrare con i denti i lobi del mio orecchio, mentre ti porti alla bocca la mano bagnata dei miei umori, la succhi, giro la testa, mi baci, la tua lingua si insinua nella mia bocca per ridarmi un po’ dei miei sapori, mischiati con i tuoi, poi un sussulto mi fa capire che sei venuto, ti abbandoni, ti lasci andare.

sussurrato da: SegretiDiCoppia alle ore 03:17 Permalink | commenti (33) | commenti (33)--popup--
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